I giorni trascorrevano, implacabili, e il mese di marzo volgeva al termine. E con il mese d’aprile alle porte,  si approssimava la data delle nozze. In quell’attesa carica di enigmi, Elisa sentiva la sua speranza affievolirsi e, al tempo stesso, divenire inspiegabilmente più disperata, più pervicace.

Non faceva che ripetersi che si era ingannata, che  si era trattato davvero, soltanto della sua fantasia, ma un impulso incontrollabile la induceva ad aggrapparsi all’impossibile. Non riusciva a risolversi a rientrare serenamente nella routine, e quella che, solo qualche tempo prima, era stata la promessa di un futuro sereno accanto a Cristiano, adesso, assumeva nuovi, più inquietanti contorni. Di colpo, tutto diveniva spietatamente più chiaro, e ogni sentimento acquistava dolorosamente la sua inequivocabile valenza.

Se le accadeva di pensare all’uomo con il quale avrebbe scelto di passare il resto della sua vita, l’immagine che nasceva alla sua fantasia era quella di Fabrizio,  egli era sempre stato parte inscindibile del suo essere.

Cristiano, aveva rappresentato un nuovo inizio, il porto sicuro dopo la burrasca, accanto a lui Elisa aveva ricominciato a sorridere, ad uscire da un destino di morte. Adesso però, il solo sospetto che Fabrizio potesse essere ancora in vita, le rendeva insopportabile l’idea di un’esistenza quieta accanto al Principe. La  sua speranza tormentata, il suo stesso trepidare confuso, costituivano, agli occhi di Elisa, un’infedeltà inaccettabile,  e quell’ambiguità le ripugnava. Dibattuta tra la consapevolezza della verità e un senso di colpa persistente, ella seguitava a mentire a  Cristiano e prendeva vilmente tempo, incapace di agire.

Ignaro della trappola che gli andava preparando il destino, il Principe Caracciolo s’interrogava sulle ragioni della mutevolezza della sua futura sposa, senza riuscire a trovare una spiegazione plausibile.

Ogni frase di Elisa, ogni sua debole protesta d’amore, ogni suo silenzio, sembravano a Cristiano avvolti in una singolare ambivalenza: ella guardava lui, gli sorrideva, ma era come se fosse altrove, mille miglia più distante.

Anche adesso, china sulla tastiera del clavicembalo, lo sguardo perso in un pensiero insondabile che le illuminava il volto di una radiosità infantile, Elisa gli appariva infinitamente lontana e inaccessibile. Con una fitta struggente, si disse che non v’era creatura al mondo che possedesse tanta passione e tanta delicata bellezza a un tempo.

L’insolito trasporto della sua esecuzione aveva catturato anche la distratta attenzione degli ospiti di quella piacevole “matinée” musicale. Le note sembravano fluire dalle dita aggraziate della contessa, senza che lei sfiorasse i tasti, come per magia. Sulla tinta delicata del clavicembalo, i colori dei tralci di fiori risaltavano con rara intensità accendendosi della luce calda che rifrangevano, e disegnavano estrosi riflessi sulla sua leggera sopravveste di chiffon color pesca, bordata di piccoli nodi di “voile”.

Quando le ultime note della “romanza” vibrarono nell’aria, vi fu una pausa di silenzio rapito, poi un applauso d’intensità crescente si levò dagli spettatori. Elisa parve ritornare, solo allora,  alla realtà  e si guardò intorno con una sorta di  imbarazzata sorpresa. Un capannello di persone le si strinse intorno ricolmandola di lodi.

-         Mia cara Elisa, siete una soave rivelazione! – decretò la baronessa di Tropea

-         Una fonte inesauribile di virtù, oserei aggiungere, le vostre inattese doti musicali non fanno che sommarsi a tutte le altre di cui avete fatto mostra! – esclamò il barone d’Angelo andandole sollecitamente incontro.

-         “Fortunato colui che vi avrà al suo fianco”, è il caso, dunque, di dire…- scherzò il Principe stringendole le mani con uno sguardo fiero.

Elisa si ritrasse con dolcezza da quella stretta intensa ed eloquente, rivolgendo un sorriso candido e seducente ai presenti.

Adesso era la volta della baronessa d’Angelo d’intrattenere gli astanti con l’interpretazione canora del suo vivace “rondeau”, e la contessa Ristori le cedette di buon grado la poltrona e il centro della scena. Cristiano non aveva certo mancato di cogliere il gesto furtivo con cui “ella” si era, ancora una volta, garbatamente sottratta alle sue attenzioni e seguì con sollecitudine,  non priva di una certa confusione, i  movimenti lenti ed eleganti che sembravano strategicamente portarla verso il lato opposto del salottino.

Proprio mentre la baronessa prendeva posto dinanzi al clavicembalo, sul punto di dare inizio alla tanto attesa esecuzione, la mirabile porta a vetri si aprì, lasciando passare un valletto in livrea che reggeva un vassoio d’argento. Quell’interruzione imprevista suscitò molti interrogativi e non poco imbarazzo.

-         Desolato di interrompervi contessa – disse l’uomo sottoponendo il contenuto del vassoio all’attenzione di Elisa – un messo reale ha appena consegnato questo biglietto, mi è parso doveroso farvelo avere al più presto –

-         Hai fatto bene, grazie…Giovanni - lo rassicurò la gentildonna .

Colta da un incontenibile stupore, ella lesse d’un fiato le poche righe vergate con un carattere svolazzante. La missiva, fregiata dal sigillo reale, la pregava di recarsi, l’indomani sera a palazzo, per intervenire a un ricevimento mascherato, secondo la nuova moda delle corti europee.

Elisa levò dal foglio due occhi visibilmente perplessi: che cosa mai poteva aver giustificato quel brusco cambiamento di direzione nell’attitudine di Vittorio Amedeo,  così nettamente in contrasto con la precedente determinazione che la voleva irrevocabilmente al bando  dai tanto frequentati salotti sabaudi?

Quell’evento bizzarro doveva sicuramente incastonarsi nel quadro più ampio dei misteriosi accadimenti degli ultimi giorni e lei, si disse, avrebbe scoperto che cosa si celava dietro tanti enigmi…

                                          FINE  DELLA PUNTATA